Famiglia finita se l’educazione é delegata al web

di Roberto Olivato

La morte della piccola Antonella Sicomero, la bimba di 10 anni di Palermo vittima di una presunta sfida estrema di soffocamento su un sito, al quale partecipano diversi adolescenti, ci fa capire quanto siano fragili e vulnerabili le famiglie della nostra società contemporanea.

La tecnologia portata da sempre quale esempio di emancipazione, da qualche anno sta dimostrando i propri limiti e pericoli. L’accesso incontrollato a particolari siti da parte di adolescenti, è studio di psicologi, sociologi, teologi, purtroppo assenti da questi studi è la famiglia. L’aspetto genitoriale, riguardo a questa tragedia ed anche altre, dovrebbe essere anzi é fondamentale.

Stranamente, a fronte di famiglie con pochi figli si riscontra un minor controllo nello sviluppo della loro crescita. Paradossalmente famiglie di quaranta o cinquant’anni or sono, pur con prole numerosa, riuscivano ad educare molto meglio i loro pargoli ed anche senza cellulari erano in grado di averli sotto controllo grazie a regole, delle quali oggi si è perso traccia.

Le regole non sono facili da fissare all’interno delle famiglie contemporanee, caratterizzate in molti casi da situazioni matrimoniali inconcepibili negli anni sessanta o settanta: famiglie di fatto, convivenze, separazioni, divorzi, dove i figli vengono sballottati da un genitore all’altro ed in molti casi è più semplice non pronunciare mai un no e lasciarli liberamente inchiodati davanti ad un pc o ad uno smartphone, piuttosto che seguirli personalmente nelle loro esigenze educative e soprattutto affettive che il web però non può dare.

E’ molto più semplice, ma impensabile, delegare al web l’educazione e la crescita dei propri figli e la fine della piccola Antonella lo testimonia in tutta la sua tragicità.