La strisciante teoria Gender avanza nelle scuole dell’infanzia

di Roberto Olivato

Nelle scorse settimane pubblicammo un comunicato stampa del consigliere leghista Carlo Ghiozzi, in cui si evidenziava la presenza della teoria Gender in diverse suole dell’infanzia cittadine, presentando una mozione. Torniamo sull’argomento perché in una nota del movimento Pro Vita, Livorno figura fra le città più attive nell’insegnamento di questa teoria. Per il resto nessuno parla, men che meno i genitori ai quali dovrebbe stare a cuore il tipo d’insegnamento che viene impartito ai loro piccoli. Per chi non fosse ancora al corrente di questa teoria, ricordiamo che la stessa tende ad abolire le differenze fra maschi e femmine. In alcuni testi si legge é necessario modificare l’accesso a giochi, giocattoli, libri, fiabe per cancellare le profonde asimmetrie e stereotipi legati a identità e ruoli di genere ( in parole povere evitare che bambine giochino con le bambole e maschi col pallone ndr). Guai soprattutto se si crede ancora che l’universo della specie umana sia divisa in maschi e femmine. Le nuance dell’identità sessuale sono invece infinite ed indefinite. Il dipartimento Educazione e Scuola di Livorno in una lettera del 18 novembre 2018, inviata agli insegnanti e pubblicata sul sito del Comune, intitolata “Educare al genere: differenze e complessità” si legge fra l’altro: “Educare al genere offre – a tutte ed a tutti, diversamente secondo l’età – la possibilità di sviluppare le competenze necessarie per conoscere e riconoscere gli stereotipi e i pregiudizi di genere radicati nella nostra cultura, nel nostro linguaggio, nelle nostre abitudini (sic aggiungiamo noi) sollecita – tutte e tutti, in particolare educatrici/educatori ed insegnantia rilevare i modelli, spesso impliciti, a cui si fa riferimento nel quotidiano per divenire consapevoli di come questi modelli si traducono nella pratica (per es. in regole, rinforzi, sanzioni, ecc.); consente di apprendere metodologie e strategie per valorizzare le differenze di genere e per attivare comportamenti self-empowerment (autodeterminazione) fin dalla prima infanzia.” Ebbene questa “filosofia” propinata a piccoli di tre, quattro o cinque anni potrebbe creare in loro reazioni devastanti, quando invece avrebbero più bisogno di conoscere e vivere la propria realtà psico-fisica, attraverso la quale possono crescere in serenità e senza confusione di ruoli, che la natura ha confezionato per ogni essere vivente. Riportiamo le scuole in cui é presente il Gender, come ricordato nella mozione:  negli asili troviamo il Girasole, il Giardino di Sara e Il Piccolo Principe; tra i Nidi comunali vi sono Coccinella e Pirandello, mentre tra quelli privati convenzionati vi è il Mondo infanzia Blu. Nelle Scuole dell’infanzia comunali hanno aderito Bimbiallegri e La Rosa, e in quelle statali La Palazzina. Tra le Scuole Primarie si sono resi disponibili al progetto le Carducci, De Amicis e Lambruschini mentre tra le Secondarie le Bartolena. A tutte queste aggiungiamo due superiori Enriques e “Vespucci-Colombo”.